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Columbus Birdge Protocol © 2011

Area pazienti


Benvenuti nell’area dedicata a coloro che vogliono avere maggiori informazioni riguardanti il Columbus Bridge Protocol.

Qui di seguito troverete le dieci più frequenti domande inerenti al trattamento implantare in questione:



1-Chi può beneficiare di una riabilitazione fissa su impianti con tecnica a carico immediato?


Il Columbus Bridge Protocol  è rivolto soprattutto a quelle persone con dentatura in fase terminale che richiedono un trattamento affidabile e risolutivo senza passare attraverso un periodo riabilitativo transitorio con protesi mobili. 

Anche coloro che sono già portatori di una protesi totale rimovibile, la cosiddetta dentiera, possono beneficiare del trattamento.

Talvolta, i pazienti anziani si chiedono se l'età possa impedire loro di godere dei benefici degli impianti dentali. Tuttavia, è la salute il fattore più determinante rispetto all'età.



2-Quali sono i vantaggi della tecnica Columbus Bridge rispetto ad altre soluzioni implantari?


Il Columbus Bridge Protocol è caratterizzato da:

- riduzione del numero di impianti da inserire. Solitamente sono necessari 4 impianti per riabilitare un’intera arcata edentula;

- utilizzo di impianti inclinati, se necessario, per sfruttare al meglio tutto l’osso residuo di cui dispone il paziente, vale a dire tutto quel supporto osseo naturale  che rimane in bocca  in seguito a estrazioni o infezioni dentarie;

- esclusione di tecniche chirurgiche di innesto osseo, che comportano per il paziente un allungamento dei tempi di cura (fino a un anno), un aumento dei costi e una riduzione dell’affidabilità del trattamento in quanto l’osso ricreato artificialmente non può essere paragonato, in termini di qualità, all’osso naturale;

- consegna in 24-48 ore di una dentatura fissa funzionalmente ed esteticamente di qualità.



3-Quali sono le più frequenti controindicazioni?


Le più frequenti controindicazioni sono di natura medica e anatomica.

Per quanto riguarda la prima, alcune malattie croniche possono rappresentare un fattore di rischio per il trattamento dell’edentulismo con impianti dentali. Dopo un attento esame della vostra anamnesi, l’odontoiatra valuterà se siete un candidato idoneo per ricevere una riabilitazione fissa su impianti secondo il Columbus Bridge Protocol.

Altri fattori prognostici negativi, quali il forte tabagismo (più di 10 sigarette al giorno), un’igiene dentale scadente e il serramento involontario dei denti (il cosiddetto bruxismo), pur non rappresentando una controindicazione assoluta possono aumentare il rischio di complicanze in seguito all’inserimento degli impianti. Solitamente, un paziente ben motivato cercherà di superare questi ostacoli con l’aiuto del dentista.

I limiti di tipo anatomico sono dettati dalla quantità di osso presente nelle ossa mascellari. Il volume di osso disponibile varia da paziente a paziente e dipende, in parte, da quanto tempo è trascorso dalle ultime estrazioni dentali. Infatti, dopo un’estrazione dentale, la bocca subisce processi di rimodellamento che comportano una riduzione della quantità di tessuto osseo.

La tecnica Columbus Bridge Protocol ha la peculiarità di sfruttare al massimo l’osso residuo del paziente e consente di posizionare gli impianti anche nei soggetti con riassorbimento osseo avanzato.

Il Columbus Bridge Protocol prevede, in ogni caso, l’esclusione di tecniche chirurgiche di innesto  osseo che mirano a ricostituire i volumi ossei ideali in quanto l’osso ricreato artificialmente non può essere paragonato, in termini di qualità, all’osso naturale. Inoltre, gli interventi di ricostruzione ossea comportano per il paziente un allungamento dei tempi di cura (fino a un anno), un aumento dei costi e una riduzione dell’affidabilità del trattamento.



4-Esiste ancora il rischio di rigetto?


Gli impianti dentali sono viti in titanio, equiparabili a dispositivi ortopedici. La loro biocompatibilità e inerzia fa sì che il rigetto, tipico dei dispositivi di vecchia concezione, sia completamente superato. Esiste tuttavia la possibilità di un’imperfetta guarigione dell’osso attorno all’impianto che comporta la necessità di rimozione del dispositivo e la sua sostituzione.



5-Quali esami sono necessari per capire se un paziente è idoneo a ricevere questo tipo di trattamento?


L’iter diagnostico prevede che venga eseguita inizialmente una ortopantomografia (la cosiddetta panoramica dentaria) per valutare le condizioni generali di salute della bocca. E’ utile possedere questo esame già al momento della prima visita in Reparto.

Successivamente, dopo l’esame clinico effettuato dall’odontoiatra, viene prescritta una TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) delle ossa mascellari per valutare la quantità di osso disponibile per l’inserimento degli impianti.

Il quadro diagnostico è completato con la richiesta di un emocromo (analisi del sangue).



6-Quale tipo di anestesia viene praticato durante l’intervento di inserimento degli impianti?


Gli impianti vengono solitamente inseriti sotto anestesia locale, vale a dire la stessa anestesia utilizzata dal dentista per estrarre i denti. Solo in alcuni casi clinici con spiccato riflesso del vomito o stati di ansia non superabili verso le cure odontoiatriche è possibile effettuare l’intervento implantare sotto sedazione con il supporto di un medico anestesista.



7-Quali sono le tempistiche del trattamento riabilitativo Columbus Bridge Protocol?


La sequenza degli appuntamenti prevede i seguenti passi:

Visita e screening preliminare per la valutazione dell’applicabilità della tecnica.

Valutazione degli esami radiografici; rilevamento delle impronte per lo studio del caso, scelta del colore e indicazioni pre-post operatorie.

Intervento chirurgico con eventuali estrazioni dentarie, inserzione degli impianti e rilevamento delle impronte per la costruzione della protesi immediata. La seduta  ha una durata di circa 3 ore.

Dopo 24-48 ore dall’intervento chirurgico viene connesso il ponte fisso a carico immediato. Il paziente viene istruito sulle norme igieniche e dietetiche da adottare.

A 7-10 giorni dall’intervento viene rimossa la sutura.

Seguono gli appuntamenti di controllo stabiliti individualmente per ciascun paziente.

A 4-6 mesi il provvisorio viene rivalutato per finalizzare la riabilitazione protesica con una semplice correzione del manufatto o, se necessario, con il confezionamento di una nuova protesi.



8-Come mi dovrò comportare una volta ricevuti i denti fissi?


A 48 ore dall’intervento chirurgico il paziente può nuovamente beneficiare di una dentatura fissa.

Il ritorno all’alimentazione normale deve avvenire in modo graduale nei giorni successivi per permettere all’osso attorno agli impianti di guarire.

La manutenzione del nuovo lavoro richiede manovre d’igiene orale e indicazioni dietetiche specifiche suddivise in base al tempo di guarigione. Sarà premura del personale medico del Reparto istruire il paziente e seguire il decorso post-operatorio durante gli appuntamenti di controllo.

E’ importante ricordare come, nei primi mesi di funzione, il mancato rispetto delle norme dietetiche consigliate, un’igiene scadente e il fumo siano fattori prognostici negativi per la guarigione dell’osso attorno agli impianti e, di conseguenza, responsabili dell’aumento dell’insorgenza di complicanze. Studi statistici dimostrano che, rispettando il protocollo chirurgico-protesico proposto, le percentuali di successo implantare sono superiori al 95% e che le eventuali complicanze avvengono solitamente nei primi 3-6 mesi di funzione.



9-Quale durata nel tempo possono avere gli impianti dentali?


Gli impianti, in qualità di radici artificiali sostitutive dei denti naturali, possono avere una durata equiparabile a una dentatura fissa naturale. La riabilitazione protesica necessita di controlli igienici periodici individuali in base alle caratteristiche costruttive del ponte fisso e della capacità del paziente di mantenere un elevato standard di pulizia. Analogamente a qualsiasi altra riabilitazione orale, i ponti su impianti possono presentare negli anni piccole complicanze e quindi la necessità di riparazioni.

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